Bonje in Yurt

Bonje come il cognome “storpiato” che è diventato una specie di seconda identità, in un alter ego nel quale rifugiarsi armato di canzoni dai colori tenui dell’autunno. Yurt come la yurta, la capanna dei nomadi dell’Asia, di quei popoli che vagano di terra in terra senza altre radici se non quelle nella cultura che portano dietro come un bagaglio inseparabile e necessario. Marco Bongini, fiorentino, parla della sua musica come “folk pop futuribile”, canzoni melodiche ma dal vago sapore autunnale.